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Presidente Brecciano: la Processione non può vivere di improvvisazione!
La Processione del Venerdì Santo non è una sfilata. Per noi procidani è identità, è il respiro di un’isola, è il sacrificio di mesi passati a dar forma alla cartapesta. Proprio per questo, a luci spente e con la stanchezza ancora nelle ossa, sento il dovere di riflettere su quanto accaduto quest’anno. Non cerco colpevoli, ma soluzioni, perché se amiamo questa tradizione dobbiamo avere il coraggio di dirci cosa non ha funzionato.
La giornata è iniziata in salita. Alle 4:15, sotto una pioggerellina sottile a Terra Murata, abbiamo dovuto posticipare l’uscita dai padiglioni. Una scelta inevitabile per non rovinare mesi di lavoro artigianale. Eppure, superato l'imprevisto meteo, ne sono arrivati altri legati all'organizzazione.
A Piazza d’Armi la pianificazione è saltata. Si è scelto di seguire una numerazione cronologica senza badare agli ingombri reali dei Misteri, ignorando le piantine studiate in precedenza. Il risultato è stato un caos di posizionamenti che ha fatto accumulare quasi un’ora di ritardo. Nota di merito, invece, per il coordinamento tra il passaggio della Grotta e l’inizio del corteo con la Tromba: un meccanismo delicato gestito con attenzione, sapendo fermare la testa della processione nei tempi giusti per permettere ai Misteri grandi di superare il varco senza far spezzare il corteo.
Nota dolente, il ritmo del passo. Sebbene la stragrande maggioranza dei Mazzieri abbia operato con equilibrio e competenza, è bastato un singolo atteggiamento autoritario e fuori luogo per creare tensioni inutili. Non si può pretendere che un Mistero monumentale, magari posizionato dietro tavole molto più piccole, mantenga un passo da corsa. Incalzare i ragazzi che affrontano la fatica del trasporto è irrispettoso e controproducente per il clima di raccoglimento che si dovrebbe respirare.
Al contrario, una nota di vera positività è arrivata dalla gestione al Porto. Qui l’organizzazione ha funzionato: il posizionamento dei Misteri ha seguito finalmente la pianta prevista, permettendo una sosta dignitosa e ordinata. I portatori hanno avuto la possibilità di riposare e, soprattutto, di veder passare il Cristo Morto e l’Addolorata proprio davanti alle loro opere. È in quegli istanti, in quel faccia a faccia tra il sacrificio della costruzione e il passaggio della processione, che il senso di tutto il nostro lavoro si compie davvero.
Ancora più difficile da accettare, proprio per questo, è stata la gestione di un Mistero con pochi portatori. Avevamo proposto soluzioni basate sulla collaborazione tra gruppi, ma sono state rifiutate, preferendo poi concedere deroghe discutibili e percorsi fuori tracciato. Scelte che creano disordine e feriscono chi le regole cerca di rispettarle con rigore.
La risalita, poi, è stata una prova di nervi. I vigili urbani hanno fatto il massimo, ma senza un supporto corale e organizzato di tutte le realtà, si è finiti per navigare a vista tra la confusione generale. Siamo rimasti a sistemare tutto fino alle 18:00. Dopo notti insonni passate a incollare e dipingere, quella fatica pesa il doppio se senti che manca la coordinazione.
È mai possibile che, ogni anno, non si riesca mai a trovare il tempo per un incontro serio subito dopo la processione? Un tavolo di confronto dove analizzare a caldo cosa è andato bene e cosa no, invece di lasciar correre tutto fino all'anno successivo. I regolamenti sono inutili senza spirito di squadra, e la commissione che dovrebbe affiancare i gruppi troppo spesso resta un fantasma.
Questa Processione è di tutti, è nel DNA dei procidani, come ricordava il dottor Giacomo Retaggio. Domenica 12, con l’inaugurazione della mostra dei Misteri, può essere un’occasione concreta per iniziare a confrontarsi. Non formalmente, ma davvero: parlarsi, chiarirsi, provare a costruire insieme il prossimo anno.
Davanti a certi ostacoli, viene spontaneo chiedersi "chi me lo fa fare?": è un pensiero amaro che spesso sfiora quei pochi che hanno realmente a cuore questa tradizione e che vi dedicano ogni energia. Eppure, alla fine, prevale sempre l'amore per i Misteri e la volontà di difenderli. Ma per il futuro serve rispetto per chi fatica. La bellezza, da sola, non basta.
INAUGURAZIONE DELLA "CITTADELLA DEI MISTERI" 2026
𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐭𝐫𝐚, 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐭𝐭𝐢, 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨.
Procida - Una pioggia leggera, quasi timida. Gocce sottili sul tufo, sul ferro arrugginito dei macchinari posti fuori per tessere tele, lini, sulle vecchie ferriate che tremano stremate da ruggine e vento. Così si è aperta, nella sera di domenica, l’inaugurazione della "Cittadella dei Misteri", all’interno dell’ex opificio del penitenziario su a Terra Murata. Un luogo che, da solo, racconta tanto. Forse tutto.Non è un luogo qualsiasi. È un corpo vivo, ferito, sopravvissuto. Un edificio che fu carcere, che vide generazioni cristallizzarsi nel silenzio e nella pena. Oggi, ricondotto ad una sembianza di vita. Ma basta attraversarne le soglie per sentire che non si tratta solo di architettura o muratura: quelle pareti sono custodi di dolore, ma ora anche di speranza. Il contrasto è tagliente e struggente. Non ci ero mai stato prima. Proprio lì, in quegli spazi ruvidi, nasceranno i nuovi misteri di quest'anno. In quel ventre di storia, in quei stanzoni penetrati dall’umidità che odorano insieme di legno vecchio e di futuro, hanno cominciato a muoversi già da giorni mani giovani. La "Cittadella dei Misteri" non è soltanto il luogo dove si costruiranno le tavole dei misteri per certi commentatori “cosiddette allegoriche”, ma è soprattutto il luogo dove una generazione impara a costruire una memoria collettiva.Già all’ingresso la serata è apparsa diversa, densa. Attorno a un tavolo, adornato con un drappo color oro, il direttivo dell'associazione. Ai lati, due basi degli anni addietro, con tanta arte e maestria costruita sopra. Un po' più in la i ragazzi, anche giovanissimi. Nessuna luce fredda dei cellulari negli occhi, ma luce calda di ascolto, stupore, spirito di appartenenza.Dopo l'accoglienza, la prima esplosione emotiva: un lungo, sentito applauso dedicato al Dott. Giacomo Retaggio. Non solo un medico, ma una delle ultime voci autentiche della memoria procidana. Figura carismatica, ironica e profonda allo stesso tempo. Poco dopo, l’intervento del presidente Antonio Brecciano, simbolo di continuità tra passato e presente, ha illustrato i numeri, gli spazi, le tappe costruttive dell’edizione 2026. Ma più che i dati, le adesioni, il tesseramento, è stata la voce a raccontare. Una voce che tremava a tratti, non per debolezza, ma per il peso emotivo di ciò che si stava inaugurando.Nel pubblico, accanto ai ragazzi e al direttivo, in prima fila il sindaco Dino Ambrosino, l’assessore Leonardo Costagliola, il delegato a Terra Murata Antonio Gadaleta. Poco in la dalle prime file Matteo Germinario, Superiore della Congrega dei Turchini ente che organizza la processione del Venerdi Santo. Le due anime della tradizione, liturgica e artigianale, camminano insieme. I Misteri, a Procida, non sono figure di cartapesta. Non sono solo tavole o rappresentazioni. Sono la rappresentazione delll'identità culturale procidana. Ogni forma che nascerà tra quelle mura sarà frutto di visioni condivise, sudore, discussioni, decisioni collettive. Ed è proprio qui che lo spazio, l’ex penitenziario, prende senso. Nonostante il freddo, le imperfezioni, le infiltrazioni, quella struttura scolpita nella pietra ha accolto una nuova umanità. I ragazzi, tanti. Silenziosi, concentrati, vivi di una vitalità che spesso si crede perduta. Le madri con i bimbi, i nonni con i sorrisi, gli amici. Uno accanto all’altro, come i misteri in processione. Diversi ma uniti, fragili ma forti insieme.E dopo gli applausi, le emozioni, le parole... la semplicità. Una pizza divisa in spicchi, una Coca-Cola sorseggiata mentre ci si racconta. Qualcuno si allontana per una sigaretta, qualcuno si ferma ad ammirare un cristo morto di cartapesta degli ultimi anni. Un altro momento importante ha visto la consegna delle tessere di socio onorario alla preside Maria Salette Longobardo, che come scuola forma generazioni di giovani con rigore e cura , e al sottoscritto ( bontà loro ndr ). È iniziata così la costruzione dei Misteri, quest’anno. Non nel frastuono sterile delle dirette social. Ma nel respiro lungo di un luogo che ha sofferto e attendeva di essere libero, nella compostezza di una comunità, come quella procidana, che ha deciso di tramandare non una leggenda, ma un’identità viva.
Leo Pugliese
𝐏𝐫𝐨𝐜𝐢𝐝𝐚 𝐞 𝐢 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨
𝐔𝐧 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞
Procida - Passate o quasi le festività natalizie, sull’isola si inizia sottovoce già a parlare del Venerdì santo. Ed in particolate della costruzione dei misteri. La processione da secoli è l’espressione della procidanità per eccellenza, radicata nella storia e nella identità di un territorio. I misteri sono l’anima dell’evento poiché coinvolge centinaia di giovani, famiglie e volontari, che per mesi lavorano alla creazione di opere artistiche uniche, capaci di interpretare il presente e di emozionare una comunità intera. In questo contesto, l’associazione I Ragazzi dei Misteri, una delle tre realtà che ogni anno contribuiscono alla realizzazione di queste opere ha deciso di intervenire pubblicamente con un appello chiaro e sentito. Un invito a tornare a parlare della sostanza di questa tradizione, a guardare oltre l’evento e a riconoscere il valore del percorso che porta alla sua realizzazione, spesso trascurato dalle istituzioni e sostenuto quasi esclusivamente dai ragazzi.
"𝑁𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒 - 𝑠𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 - 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑠𝑠𝑜, 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒, 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑖 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎, 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀. 𝐸̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑒𝑔𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑑𝑖𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀.𝑃𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐼 𝑅𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑛𝑜 𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑟𝑑𝑖̀ 𝑆𝑎𝑛𝑡𝑜, 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑢 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎: 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖.𝐼𝑙 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑟𝑑𝑖̀ 𝑆𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑎 𝑃𝑟𝑜𝑐𝑖𝑑𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑎 𝑖𝑛 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑟𝑒. 𝐸̀ 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑢𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑎𝑢𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑜. 𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖, 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖, 𝑎 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜: 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑝𝑟𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑎𝑛𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑒 𝑐ℎ𝑒, 𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑒, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜 𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑒 𝑒 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖.𝐿𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝑙𝑎𝑟𝑔ℎ𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖. 𝑃𝑒𝑟 𝑚𝑒𝑠𝑖, 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑢𝑛𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑜𝑡𝑖𝑑𝑖𝑎𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑒 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒, 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑢𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖. 𝐸̀ 𝑢𝑛’𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑑𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑃𝑟𝑜𝑐𝑖𝑑𝑎 𝑜𝑓𝑓𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑎𝑔𝑔𝑟𝑒𝑔𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖.𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑡’𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑝𝑜𝑟𝑎𝑑𝑖𝑐𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑠𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜. 𝐼 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒, 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑎𝑟𝑖 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑎𝑑𝑒𝑔𝑢𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑛𝑜𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀.𝑆𝑒 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑃𝑟𝑜𝑐𝑖𝑑𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀, 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑖𝑛𝑔𝑢𝑒𝑛𝑑𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑎 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑜𝑣𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒, 𝑒̀ 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒: 𝑑𝑎𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑒𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜, 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎 𝑙’𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒, 𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜, 𝑙𝑒 𝑖𝑛𝑞𝑢𝑖𝑒𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑟𝑠𝑖.𝐼𝑛 𝑢𝑛 𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑖, 𝑎𝑢𝑠𝑝𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 2026 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑎 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑎𝑙 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑖𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑟𝑑𝑖̀ 𝑆𝑎𝑛𝑡𝑜, 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖 𝑎𝑑𝑒𝑔𝑢𝑎𝑡𝑖, 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑈𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒, 𝑚𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑃𝑟𝑜𝑐𝑖𝑑𝑎."
Le parole dei ragazzi risuonano con forza in un momento in cui ci si interroga come comunità sul come mantenere viva la propria identità senza cadere nella sterile rincorsa a modelli di intrattenimento del continente. I Misteri non sono solo memoria, ma anche interpretazione del presente, uno specchio attraverso cui i giovani dell’isola raccontano inquietudini, speranze, domande e visioni. È una tradizione che si rinnova ogni anno, grazie all’impegno di chi crede ancora nel valore dell’arte come strumento di riflessione e condivisione. Ma è anche una tradizione fragile, che ha bisogno di sostegno, di strutture adeguate, di riconoscimento istituzionale. Il rischio è che, senza un’attenzione concreta, questa energia creativa possa spegnersi o disperdersi. Nel 2026, Procida avrà l’occasione di scegliere se guardare avanti e valorizzare questa straordinaria esperienza, oppure continuare a considerarla un evento accessorio, da sostenere solo per la sua capacità di attrarre visitatori. La speranza, espressa con lucidità e passione da I Ragazzi dei Misteri, è che si possa compiere un salto di qualità, trasformando un impegno volontario in un progetto culturale riconosciuto, strutturato e condiviso. Perché i misteri non sono soltanto il Venerdì Santo. Sono mesi di lavoro, di confronto, di crescita. E scusate se è poco. Leo Pugliese
TG PROCIDA - INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL ASS. "I RAGAZZI DEI MISTERI": ANTONIO BRECCIANO
Procida - La costruzione dei misteri in questo periodo che anticipa la Processione del Venerdì Santo rappresenta uno degli eventi più sentiti e affascinanti per i procidani, un momento in cui arte, fede e comunità si intrecciano in un rito che si rinnova di anno in anno. Dietro la magia di queste straordinarie rappresentazioni sacre vi è il lavoro instancabile di uomini e donne, giovani e meno giovani uniti dalla volontà di tramandare un patrimonio culturale che affonda le sue radici nel passato.
In questa intervista, Antonio Brecciano, presidente dell’Associazione I Ragazzi dei Misteri, ci racconta le sfide, l’impegno e le emozioni che accompagnano la realizzazione di queste straordinarie opere, sottolineando il valore della collaborazione e della condivisione. Un viaggio nel cuore di una tradizione che continua a vivere grazie alla passione di chi, anno dopo anno, si dedica con dedizione alla costruzione dei Misteri.
Presidente quest'anno la costruzione dei Misteri sembrava particolarmente difficile. Come avete affrontato questa sfida? “È vero, all’inizio ci siamo trovati di fronte a difficoltà che sembravano insormontabili. Gli spazi in cui lavoriamo versavano in condizioni di abbandono, e rimetterli in sesto è stata un’impresa. Ma la determinazione e l’impegno del nostro gruppo, uniti al supporto del Comune che ci ha permesso di utilizzare questi spazi, hanno reso possibile ciò che sembrava irrealizzabile. Dopo due mesi di intenso lavoro, siamo riusciti a recuperarli e a trasformarli in laboratori d’arte, dove ogni anno prendono vita i Misteri.
Quante persone sono coinvolte in questa edizione? “Ad oggi, abbiamo tredici gruppi di costruttori che hanno richiesto uno spazio per lavorare ai loro Misteri. In totale, parliamo di oltre trecento persone impegnate attivamente, con più di cento metri di basi già realizzate. L’atmosfera è incredibile: l’odore di chiuso ha lasciato il posto a quello del legno, della colla, della pittura, ma soprattutto a un’aria di condivisione e amicizia che si respira in ogni angolo”.
Quanto è importante il senso di comunità in questo evento? “Fondamentale. Le serate trascorse insieme ci ricordano il valore della collaborazione. Ognuno mette a disposizione le proprie capacità per contribuire alla riuscita di un evento che non è solo una tradizione, ma un pezzo della nostra identità. È un’esperienza che rafforza i legami tra generazioni e che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande”.
Un ruolo speciale è riservato ai più piccoli. Come li coinvolgete? “Le domeniche sono dedicate a loro. Vedere i bambini delle scuole elementari avvicinarsi con entusiasmo alla costruzione dei Misteri è qualcosa di straordinario. I più esperti trasmettono le loro conoscenze alle nuove generazioni, in un momento di crescita e condivisione unico. È proprio in questi momenti che si capisce quanto sia importante mantenere viva questa tradizione, affinché possa essere tramandata nel tempo”.
Avete pensato a iniziative per agevolare il lavoro dei costruttori? “Sì, era uno dei nostri obiettivi principali. Abbiamo fornito strumenti in comodato d’uso, come seghetti alternativi, martelli, taglierini e pistole per la colla a caldo. Questo è stato possibile grazie alla generosità dei soci e di alcune attività commerciali. Inoltre, per garantire sicurezza e benessere, stiamo allestendo cassette di pronto soccorso nei locali di costruzione, grazie alla collaborazione di tre farmacie”.
Avete introdotto anche i "Martedì dell’associato". Di cosa si tratta? “È un'iniziativa nata per stare ancora più vicini ai costruttori. Ogni martedì offriremo un piccolo pasto serale a chi dedica il proprio tempo alla costruzione dei Misteri. Alcune attività ristorative hanno già aderito con entusiasmo, e continueremo a coinvolgere altre realtà locali. È un gesto semplice, ma che vuole essere un segno concreto di supporto e gratitudine”.
La collaborazione con la Confraternita dei Turchini. Come sta procedendo questo rapporto? “Si sta collaborando molto. Tanto è vero che, insieme a una delle altre due associazioni che si occupano del Venerdì Santo, abbiamo scritto un regolamento che abbiamo poi proposto alla Confraternita. Loro lo hanno adottato per la processione di quest’anno, modificandolo solo in una piccola parte. Questo dimostra che lavorando insieme si possono ottenere risultati importanti per il bene della tradizione e della comunità”.
Quali sono i prossimi passi per la Settimana Santa? “In sinergia con il Comune, stiamo lavorando a diverse novità, tra cui l'esposizione post-processione. Sarà un'opportunità per valorizzare ancora di più il lavoro di chi, con passione, continua a costruire il proprio Mistero”.
Cosa può fare la comunità per sostenere questa tradizione? “Vi chiediamo di non lasciarci soli in questo percorso. Ogni aiuto, grande o piccolo, è fondamentale per mantenere vivo uno dei momenti più belli e significativi per i procidani. La tradizione dei Misteri è un patrimonio da custodire e tramandare, e solo con l’impegno di tutti possiamo assicurarci che non si perda mai”.
Entriamo nell’ultimo mese. Un messaggio finale? “Grazie di cuore a chi ha già dato e a chi continuerà a sostenerci. La nostra forza è la comunità, ed è insieme che possiamo far vivere questa meravigliosa tradizione.”
Entriamo nell’ultimo mese. Un messaggio finale? “Grazie di cuore a chi ha già dato e a chi continuerà a sostenerci. La nostra forza è la comunità, ed è insieme che possiamo far vivere questa m

