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Il Cristo Morto

Un capolavoro made in Procida

La statua del Cristo Morto è uno degli elementi più significativi e toccanti della Processione del Venerdì Santo di Procida. Questo simulacro, realizzato in legno, è un capolavoro d’arte sacra del XVIII secolo e rappresenta il culmine emotivo dell’intera processione.

Origine e Autore

L’opera è attribuita allo scultore napoletano Carmine Lantriceni, attivo nel Settecento e noto per la sua abilità nel rappresentare il pathos religioso con grande espressività. La statua fu commissionata dalla Congrega dei Turchini, che ancora oggi ne cura la conservazione e ne organizza l’uscita in processione.

Descrizione Artistica

La scultura raffigura il corpo esanime di Gesù Cristo disteso, con il capo reclinato e gli arti segnati dai segni della Passione. Il volto esprime dolore e serenità al tempo stesso, con occhi socchiusi e lineamenti scolpiti con straordinario realismo. Il corpo, emaciato e segnato dalle ferite della crocifissione, è avvolto in un sudario che lascia scoperte le piaghe della Passione.

Uno degli elementi più impressionanti è la cura dei dettagli anatomici, tipica della scuola napoletana del XVIII secolo, che dona alla statua un aspetto quasi vivo. Le sfumature cromatiche, date dalle velature pittoriche sulla pelle e dal contrasto tra il pallore del corpo e le ferite, aumentano il senso di drammaticità e partecipazione emotiva.

Il Ruolo nella Processione

Il Cristo Morto viene trasportato su un lettino processionale in legno, adornato con veli neri e luci soffuse, che ne enfatizzano la sacralità. A portarlo sono i membri della Congrega dei Turchini, i quali procedono lentamente e in assoluto silenzio, seguiti dalla statua dell’Addolorata, simbolo della sofferenza di Maria.

L’atmosfera durante il passaggio della statua è intensa e commovente: le strade di Procida si riempiono di fedeli in preghiera, mentre il suono dei tamburi scandisce il ritmo funebre della processione.

Custodia e Conservazione

Durante l’anno, la statua viene conservata con grande devozione nella Chiesa di San Tommaso d’Aquino, sede della Congrega dei Turchini. Qui viene custodita in un’urna protettiva e restaurata periodicamente per preservarne l’integrità e la bellezza artistica. 


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